L’immobilismo è colpa di tanti. C’è stata anche molta confusione tecnica. Se nel 2030 vogliamo davvero evitare il quarto schiaffo, bisogna correre. Finora il calcio ha tirato a campare. Anzi, ha tirato a perdere
Direttore
2 aprile – 00:13 – MILANO
Cambiare non è più una scelta, è un’urgenza. Il calcio italiano si trova a piangere un’altra eliminazione mondiale, la terza di seguito, perché non è mai guarito dalla sua malattia più grave: la mancanza di coraggio. Da questo punto di vista Gravina se dovesse dimettersi farebbe almeno chiarezza, lasciando campo libero al rinnovamento, che senza coraggio sarebbe comunque inutile. Nel piccolo stadio bosniaco è franato non solo un obiettivo sportivo ma anche l’ultimo faticoso tentativo di rinviare a un domani indefinito quel cambiamento che già nel 2018, dopo il primo schiaffo mondiale, doveva essere abbracciato e messo in pratica. Invece nulla accadde, la promessa di una riforma profonda del sistema si trasformò in una giaculatoria prima, in uno slogan poi e, alla fine, in una barzelletta.
verso il precipizio—
Tutto è rimasto pressappoco uguale, spostamenti impercettibili, nonostante i numerosi segnali di crisi. Nonostante




