di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Su 12 mila candidati iniziali, a gennaio erano risultati idonei solo in 230. La sentenza ha evidenziato che c’erano quesiti con più risposte corrette, programmi non coerenti e differenze tra le sedi del concorso. Il Ministero del Turismo valuta il ricorso
La sentenza è arrivata il primo aprile, con una formula che nel linguaggio del diritto suona definitiva: «vizi insanabili». Il Tart del Lazio annulla il concorso nazionale per guide turistiche del 2025 e, con un colpo solo, rimette in discussione mesi di selezioni, graduatorie e attese. Migliaia di candidati tornano al punto di partenza. O, più precisamente, restano fermi in mezzo.
È da qui che bisogna partire. Non dal dibattito sul rigore, né dalle polemiche sull’eccessiva selettività. Ma da un dato più semplice: la prova, così com’era costruita, non regge.
I vizi della prova
Le motivazioni della sentenza entrano nel merito, e lo fanno in modo puntuale. Quesiti con più risposte corrette, programmi d’esame non allineati alle domande effettivamente somministrate, differenze nella gestione delle prove digitali tra sedi. Non è un dettaglio tecnico. È la struttura stessa della selezione che si incrina.
Rileggere i numeri
E a questo punto, rileggere ciò




