
Pugliese di Castellaneta come Rodolfo Valentino, si è rivelato al calcio come imprenditore artefice del miracolo Castel di Sangro che passa in pochi anni dalla seconda categoria alla B, poi la scalata alla politica sportiva…
Quando il 22 ottobre 2018 Gabriele Gravina viene eletto presidente della Figc (il 42° della storia), l’Italia è ancora sotto shock – un anno prima è arrivata inattesa la prima mancata qualificazione al Mondiale per mano della Svezia – ed è reduce da nove mesi di commissariamento e undici dalle dimissioni del presidente precedente, Carlo Tavecchio. È una patata bollente, ma anche una grande occasione. Gravina è l’Uomo Nuovo, o almeno così viene raccontato. È il candidato unico e riceve un gradimento bulgaro, ovvero il 97,20% dei voti. Incassa i complimenti del presidente della Fifa, Gianni Infantino, che si dice sicuro: “Gravina farà un buon lavoro”. Quando però il neo-presidente affronta il tema-stadi, Infantino usa la mannaia: “A livello di stadi l’Italia è dietro al Gabon”. Gravina al pronti-via assume la postura di chi intende innescare una rifondazione, intento che gli riesce – va detto – sempre bene. Dettaglio a margine: il futuro che deve arrivare alla fine non arriva mai.




