
Dopo 13 anni di aumenti nel 2025 il gettito registrato dalle Finanze è calato del 2,2% a 4,69 miliardi di euro. Tra i nodi irrisolti l’accesso alla tassa piatta quando ad affittare è un’azienda
La cedolare secca resta un’imposta molto utilizzata dagli italiani anche se meno che in passato. Secondo gli ultimi dati analizzati dal Sole 24 ore, dopo 13 anni di aumenti nel 2025 il gettito registrato dalle Finanze è calato del 2,2% a 4,69 miliardi di euro. Cento milioni in meno rispetto al record del 2024 quando la tassa piatta al 21% su affitti lunghi o brevi è stata applicata da 1,9 milioni di locatori. (Qui la guida alla misura).
Il calo può essere spiegato da diversi fattori. Da un lato, potrebbero esserci cambiamenti nel mercato, come una diminuzione dei canoni degli affitti brevi. Dall’altro, incidono anche le scelte dei proprietari: meno adesioni alla flat tax nei nuovi contratti oppure più revoche di regimi già attivi.
Nel 2024 il totale dei contribuenti in flat tax arrivava a 2,9 milioni, considerando che alcuni sono titolari di più contratti e includendo anche i 30mila comodatari e sublocatori che fanno affitti brevi. Ne viene fuori un tasso di adesione molto alto rispetto




