
L’1 cent in uso a metà Ottocento, falsificato non per frodare la posta ma per mettere in guardia i vertici postali su potenziali pericoli, è proposto in asta da Ferrario
Funzionario delle Poste dei Savoia, Giuseppe Re aveva un sogno: fornire alle Regie poste francobolli da lui prodotti mediante un innovativo sistema tiporilievografico capace di contenere, se non proprio ridurre, le falsificazioni, fonte di mancati introiti statali. Tutti i tentativi posti in essere non andarono a buon fine cosicché nel 1865 per dimostrare la bontà del suo sistema decise di contraffare un francobollo. L’1 cent allora in uso, stampato a Londra dalla De La Rue, che applicò su sei lettere indirizzate ad altrettanti notabili, da Quintino Sella, ministro delle Finanze a Giovanni Barbavara, tutte regolarmente recapitate senza che nessuno notasse le leggere differenze nell’incisione e, come lui stesso segnalò in seguito, una lieve alterazione del colore.
All’incanto
Non ottenendo soddisfazione e vista l’impossibilità di avere l’agognato contratto per la fornitura dei francobolli, a copertura delle spese sostenute, dopo aver preso dalla cassa 38 mila lire, riparò in Svizzera dove l’anno dopo affidò la sua difesa alla pubblicazione: «Atti di amministrazione del Signor Commendator G. Barbavara, Direttore generale delle Poste del Regno




