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Ius soli, la Corte suprema sceglie se «confermare» l’abolizione voluta da Trump (e cambiare il Dna dell’America)

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di Matteo Persivale

I togati decideranno sul tentativo di Trump di abolirlo

NEW YORK – Lo ius soli, in America, è un dato di fatto da prima ancora dell’indipendenza: chi nasceva nei territori del re inglese, colonie incluse, era cittadino. Anche quando gli Stati Uniti sono diventati una nazione, il principio è rimasto: chi nasce sul suolo americano è americano, punto. Principio che non fu revocato neppure ai bambini giapponesi nati nei campi di prigionia voluti da Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale, quando gli americani d’origine nipponica erano considerati potenziali nemici e spie. Ma uno dei cardini delle politiche anti-immigrazione di Trump è anche la revoca di questo principio (peraltro al mondo solo una minoranza di nazioni hanno lo ius soli: l’Italia, per esempio, non ce l’ha). L’immigrazione fuori controllo degli ultimi anni (nel 2023-24 sono arrivati negli Usa 2,4 milioni di immigrati) ha esacerbato il problema dei cosiddetti «anchor babies», termine brutale che indica i bambini figli di illegali che però sono cittadini americani grazie alla nascita. 

Arriva oggi alla Corte suprema la causa con la quale Trump spera di scardinare il principio sancito anche da un emendamento della Costituzione: «Trump et al. contro Barbara»

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