IL BLOCCO DI HORMUZ
Lasciando ad altri il compito di esprimersi sull’attuale situazione geopolitica mondiale, il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato l’attacco all’Iran, potrebbe essere uno di quei giorni che cambiano il corso della storia, per quanto ci riguarda quella automobilistica. La risposta iraniana non si è infatti fatta attendere, con il blocco di fatto dello stretto di Hormuz che ha rimescolato in poche ore le carte del mercato energetico globale.
In quel momento il Brent era a circa 73 dollari al barile (già in salita rispetto ai 60 dollari di dicembre 2025), mentre oggi le quotazioni superano abbondantemente i 100 dollari. Con i missili e le navi da guerra a bloccare il traffico nello stretto attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, le rotte alternative allungano di settimane i viaggi e moltiplicano i costi.
Per chi fa il pieno in Italia ciò si traduce nei prezzi alla pompa attuali, ai massimi storici nonostante il temporaneo taglio delle accise. L’Agenzia americana per l’Energia (EIA) prevede quotazioni del Brent superiori a 95 dollari al barile almeno per i prossimi due mesi, con un rientro verso 70 dollari soltanto nella seconda metà dell’anno, nell’ipotesi




