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L’editoriale – Energia, guerra e auto: la crisi che stiamo leggendo nel modo sbagliato

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C’è qualcosa di stonato in questo periodo. Mentre una guerra ridisegna gli equilibri del mondo e tutti noi ascoltiamo, impotenti, le notizie sul prezzo del petrolio che sale, il dibattito sull’auto continua ad avvitarsi sulle solite trincee. Da una parte i fan dell’elettrico che osservano soddisfatti il gasolio superare i due euro al litro. Dall’altra i difensori del termico che indicano le bollette della luce alle stelle e dicono: «Visto?». Come se la posta in gioco fosse ancora quella di avere ragione sull’altro.

La verità è molto più amara: se c’è una guerra e il prezzo dell’energia non scende, ci perdiamo tutti. Chi guida una diesel, chi ricarica un’elettrica e anche chi l’auto non ce l’ha, ma paga di più qualsiasi bene trasportato su gomma, ferro, acqua o aria. Perché il problema non è il carburante, ma la dipendenza energetica dalle fonti di che servono per produrlo. Una “dipendenza” è tossica per definizione: significa non poter fare a meno di qualcosa che qualcun altro può toglierci o farci pagare di più nel giro di una settimana, senza preavviso. E solo quando succede ci rendiamo conto di avere un problema. Non è la prima volta che capita, ma ogni volta facciamo

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