di Francesco Bertolino
Con l’acquisizione dell’ex Telecom il gruppo guidato da Matteo Del Fante e controllato da Cdp e Mef vuole diffondere l’intelligenza artificiale, il cloud e l’Internet delle cose fra le aziende. La scommessa: azzeccare l’integrazione
Quando nel 1997 il Tesoro decide di avviare la privatizzazione di Telecom Italia, la globalizzazione è in piena ascesa e i mercati si aprono ai capitali privati, nazionali ed esteri. A quasi 30 anni di distanza, fra guerre e protezionismi, oggi le economie si stanno richiudendo e Tim si appresta a tornare sotto il controllo statale per il tramite dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane sulla compagnia telefonica. L’operazione ha certo moventi anzitutto industriali, ma il contesto geopolitico ha avuto un suo peso. Non a caso, nello spiegare le ragioni della scalata a Telecom, Poste ha richiamato le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo che rimarcava la necessità di ridurre «le dipendenze strategiche dell’Europa», non ultimo nel settore delle infrastrutture digitali.
I data center del gruppo
Il nuovo gruppo potrà contare su 18 data center e — fra il 45% già in mano a Tim e il 20% che Poste intende rilevare da Cdp – diventerà l’azionista di riferimento




