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Vini, da territorio dimenticato a protagonista: la Valpantena cresce con i «super rossi» e scopre la vocazione per i bianchi

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di Antonino Padovese

Massimo Gianolli (Collina dei Ciliegi) scommette su un blend capace di diventare il simbolo di un’area dimenticata fino a pochi anni fa. E rilancia la vendita prima dell’imbottigliamento del vino come si fa a Bordeaux

A Nord di Verona, sulla strada da Grezzana va verso la Lessinia, la Valpantena sta vivendo una stagione nuova. Qui, in un territorio rimasto a lungo ai margini delle grandi narrazioni della Valpolicella, il vino è il nuovo protagonista. Non è un caso se lungo questo asse si concentrano oggi realtà come Bertani, Costa Arènte e la Collina dei Ciliegi, segno di un interesse che unisce finanza, impresa vinicola e agricoltura. La storia della Collina dei Ciliegi è prima di tutto una storia familiare e territoriale. La cantina è a Erbin, borgo quasi abbandonato nel secondo dopoguerra, dove Armando Gianolli – cresciuto lì dopo la nascita a Verona – aveva messo radici. Quel legame con la terra è passato poi al figlio Massimo, che negli anni inizia ad acquistare i primi terreni per un’azienda agricola lattiero-casearia. Il tempo trasforma quel progetto: così il borgo diventa un relais e la Collina dei ciliegi dà forma anche a un wine resort,

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