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I rapporti tra fornitori e grande distribuzione, 4 anni dopo il decreto 198: dubbi, contratti incerti e pagamenti contestati

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La norma che doveva riequilibrare la relazione tra fornitori agroalimentari e supermercati continua a creare dubbi interpretativi e difficoltà operative. L’avvocato Taurini: «Imprese disorientate per le interpretazioni divergenti e la scarsa trasparenza nei provvedimenti sanzionatori»

Doveva riportare equilibrio nei rapporti tra fornitori e grande distribuzione, ma a quattro anni dalla sua entrata in vigore il decreto legislativo 198/2021 continua a sollevare dubbi e difficoltà applicative. Dalla definizione dell’ambito di applicazione ai termini di pagamento, fino alla forma dei contratti, le imprese della filiera agroalimentare si muovono ancora in un quadro incerto. «Il decreto 198 ha una finalità condivisibile, ma è scritto in modo tale da creare più problemi di quanti ne risolva», osserva l’avvocato Stefano Taurini, partner dello studio THMR. «Oggi il mercato si trova a operare senza punti di riferimento davvero chiari».

Avvocato Taurini, qual era l’obiettivo della norma?
Il decreto recepisce una direttiva europea del 2019 che nasce da un dato di fatto: nella filiera agroalimentare spesso il fornitore, soprattutto se piccolo, è in posizione di debolezza rispetto all’acquirente. La norma vuole evitare che il contraente più forte possa imporre condizioni scorrette.

E questo obiettivo è stato raggiunto?
Solo in

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