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Viaggio in Kurdistan ai confini con l’Iran, sulla linea del fronte più pericolosa al mondo

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Un rumore cupo e costante sopra le nostre teste ci fa alzare gli occhi al cielo. Lunghe scie bianche si stagliano nell’azzurro terso. Uguali a quelle dei missili americani diretti verso l’Iran, ma la direzione è opposta. I puntini ad alta quota sono missili lanciati dai Pasdaran verso obiettivi nel Golfo o in Israele. La strada tortuosa e deserta si infila fra le montagne brulle sovrastate da cime più alte e innevate verso il confine con l’Iran, il più pericoloso al mondo.

La prima torretta di frontiera della Repubblica islamica appare su un cocuzzolo. La zona è turistica, solitamente piena di gente. Adesso i villaggi sono deserti con ristoranti e negozi di souvenir chiusi per paura. Gli iraniani hanno bombardato le antenne della rete cellulare per isolare l’area. E infiltrato spie. Passato il cartello che indica il valico di frontiera di Shushmei un Peshmerga, combattente curdo che significa “pronto alla morte”, di guardia ad una casamatta, strabuzza gli occhi, ma ci lascia andare avanti.

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Dopo l’ennesimo tornante un cancello di ferro spranga il punto di confine nel Nord dell’Iraq dove non c’è un’anima. La bandiera della Repubblica

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