
di Lorenzo Cremonesi e Guido Olimpio
Sui piani del Pentagono i fantasmi di Iraq e Afghanistan
Il Pentagono si sta seriamente preparando per lanciare una lunga serie di operazioni di terra per colpire il cuore del sistema difensivo iraniano. Per il momento si parla di invasioni limitate all’isola di Kharg, il più importante terminale petrolifero nel Golfo, e di zone costiere che rivestono particolare importanza strategica ed economica. Se ne accenna alla Casa Bianca, e a oggi sembrano discorsi minacciosi soprattutto mirati a costringere Teheran a perseguire la via diplomatica, ma se ne discute in modo anche più concreto tra i circoli militari. La questione sta diventando seria, tanto che il Wall Street Journal riferisce dell’imminente arrivo nella regione di 17.000 soldati «presto» pronti all’invasione. E il Washington Post titola su «preparativi per settimane» di azioni belliche sul suolo iraniano.
Le missioni aeree
Non servono troppi esperti di cose militari per capire che il passaggio dalla fase degli attacchi dall’aria, che ha caratterizzato il primo mese di guerra, dove Usa e Israele hanno ormai il pieno controllo della spazio aereo iraniano, ai boots on the ground di un eventuale prossimo futuro comporta incognite, rischi e una qualità di




