
di Gabriele Ferraris
Tra bisteccherie, dimissioni e mezze verità, il Piemonte torna a essere il protagonista dimenticato, come Macario ai tempi di Totò. E le «quasi dimissioni» di Elena Chiorino passano inosservate
Perdonate l’ignoranza, non sono né un politologo né un esperto di food & beverage, quindi non ho titolo per pontificare sulle Bisteccherie d’Italia e sulle conseguenze digestive e politiche dell’eccessivo del consumo di carni rosse e delle frequentazioni all’insaputa. Ma, in qualità di cittadino elettore contribuente piemontese, mi permetto di esprimere il mio disappunto per l’ennesima riprova della marginalità cui è condannata la nostra amata regione.
Insomma, li leggete anche voi i giornali e i social, vedete anche voi i tg: traboccano di notizie, pensosi commenti, acri sarcasmi e accorati appelli sulla carambola di dimissioni che in questi giorni rattrista gli amanti dell’avanspettacolo. Tutti citano i fab four Delmastro, Bartolozzi, Santanché, Gasparri. Ma ben pochi, fra i media nazionali, citano il nostro talento locale Elena Chiorino. Eppure anche lei, come l’amico Delmastro, era socia delle Bisteccherie (d’Italia, come i Fratelli), e anche lei come Delmastro s’è dimessa – o è stata dimessa – però solo poco poco: ha passato le stellette da vicepresidente della Regione




