
di Felice Cavallaro<br>
Il leader della Lega e la manifestazione sull’infrastruttura: messaggio d’amore e speranza. Col vicepremier il governatore siciliano Schifani ma non il forzista Occhiuto
MESSINA Il Ponte s’ha da fare per Matteo Salvini che, un po’ defilato al referendum, avvistato a Budapest per le relazioni con Orbán, ricompare nella città dello Stretto. Davanti al municipio. Per dire che è «L’ora del Ponte», come si legge a caratteri cubitali sul palco con i traghetti a vista, fra i sorrisi di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, e quelli meno scontati di Vincenzo Franza, proprio il patron dei ferryboat, e di Enzo Bianco, l’ex ministro dell’Interno, oggi presidente dei «Liberal-Pd».
Un fronte variegato dove compare il presidente della Regione siciliana Renato Schifani: «Un sogno al quale non intendiamo rinunciare. Salvini ha in me un alleato di ferro». Assente per altri impegni il suo omologo forzista in Calabria, Roberto Occhiuto, che ha però sullo Stretto anche il cuore, la compagna, Matilde Siracusano, sottosegretaria azzurra, è di Messina. Loro vogliono il Ponte come i rappresentanti di Cisl, altri sindacati, artigiani, Confindustria, tutti certi che, nonostante guerre, cicloni finanziari e cicloni atmosferici l’opera resti «strategica per il




