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Una neuromodulazione «gentile» per l’epilessia

di Cesare Peccarisi

Si tratta della microstimolazione elettrica esterna, sperimentata su pazienti farmaco-resistenti nei quali non funzionava nessuna delle procedure finora adottate

C’è un nocciolo duro di epilessie, pari al 30% dei casi, che risultano ostinatamente farmacoresistenti anche dopo aver provato 2-3 farmaci diversi in monoterapia o in associazione per almeno due anni.
In caso d’insuccesso per risolvere queste epilessie focali si associano ai farmaci trattamenti di neurostimolazione con DBS o VNS, rispettivamente la più invasiva deep brain stimulation e la vagal nerve stimulation, meno invasiva perché per avviare i microimpulsi elettrici che quietano le aree epilettogene sfrutta il nervo vago che passa nel collo.
Quando anche queste procedure falliscono (20% circa dei casi) il trattamento neurochirurgico usato soprattutto nei giovani è quello che offre le migliori garanzie di successo (oltre il 70%) perché asporta fisicamente il focus epilettogeno che genera le crisi.
Queste procedure sono però più o meno invasive, a partire dalla DBS che richiede l’inserimento intracranico dei microfilamenti che trasmettono impulsi elettrici che partono da un generatore a pile inserito sotto la clavicola. La neurochirurgia ablativa richiede poi un vero e proprio intervento stereotassico cerebrale sotto controllo di neuroimaging con risonanza magnetica.

Secondo uno studio

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