
di Alessandra Muglia
L’iniziativa di protesta contro il rincaro del carburante legato alla guerra in Iran riprende quella andata in scena sotto l’amministrazione Biden
Sorridente, con gli occhiali da sole o sonnacchioso, era il volto di Joe Biden a campeggiare nei primi adesivi con la scritta «L’ho fatto io» appiccicati durante il suo mandato sulle pompe di benzina americane, con l’indice puntato sul costo del carburante. Gli sticker da fine 2021 sono poi aumentati di popolarità anche sui social media man mano che il prezzo della benzina saliva: a maggio 2022 lievitò a 4,59 dollari al gallone (l’equivalente di quasi 4 litri), più del doppio rispetto a inizio 2021.
Una forma di protesta contro le politiche energetiche della Casa Bianca che mette insieme la vecchia scuola dei gadget politici e le moderne dinamiche dei meme offline; inaugurata da un tizio in California che ha iniziato a stampare questi stickers, è stata alimentata da imprenditori liberal e cittadini comuni che acquistavano i kit su Amazon o Etsy. Così il messaggio si è diffuso senza che il Partito Repubblicano avesse dovuto rivendicarne ufficialmente la paternità (e le eventuali responsabilità per vandalismo).
La protesta è diventata così iconica da generare




