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Bitcoin? Tutt’altro che «porto sicuro»: nei periodi di crisi delle Borse amplifica le perdite, ecco perché

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Quando i mercati scendono davvero, il bitcoin non fa eccezione. Non è una sorpresa, ma la conseguenza di come è cambiato il mercato negli ultimi anni. Bitcoin non è più un ecosistema separato. Invece, è sempre più legato agli stessi flussi che muovono azioni e altri asset rischiosi. Quando la liquidità si ritira e il rischio viene ridotto, viene venduto insieme al resto.
«Il bitcoin si comporta sempre più come un asset risk-on, reagendo agli stessi driver macro che influenzano i mercati azionari», conferma Lapo Guadagnuolo, managing director di S&P Global Ratings, co-autore dello studio «Bitcoin volatility trends: a deep dive into market dynamics and risk». 
A questo si aggiunge un elemento che lo rende diverso: la struttura del mercato. L’uso diffuso della leva e il peso dei derivati fanno sì che i ribassi non siano solo il risultato di decisioni degli investitori, ma anche di meccanismi automatici che amplificano i movimenti. «La presenza dominante dei derivati e della leva introduce dinamiche che possono amplificare la volatilità, soprattutto nelle fasi di stress», sottolinea Guadagnuolo. Il punto, quindi, non è se il bitcoin sia volatile. È che nei momenti in cui serve protezione tende a fare esattamente il contrario: accentua le perdite.

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