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Nuovo modello per studiare i Campi Flegrei

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Sotto Napoli cova qualcosa di antico e irrequieto. I Campi Flegrei, il vasto sistema vulcanico che si distende nell’area metropolitana della città, non danno segni di volersi quietare. Dal 2005 il suolo ha ripreso a sollevarsi senza interruzioni. Al febbraio 2026 il totale del sollevamento registrato al Rione Terra di Pozzuoli ha raggiunto i 162,5 centimetri. Si tratta di un dato che non ha precedenti nell’attuale fase di crisi, ormai ventennale. Con il terreno che sale, anche la sismicità accelera. Tra il 2 e l’8 marzo 2026 sono stati registrati 47 terremoti, con la scossa più forte di magnitudo 2.4. Contemporaneamente, la temperatura della fumarola nel cratere della Solfatara ha toccato una media di circa 173 gradi centigradi, segnalando un progressivo riscaldamento del sistema idrotermale. In questo contesto, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment offre uno strumento inedito per leggere — e anticipare — il comportamento sismico della caldera.

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Un fenomeno millenario, un problema attualissimo

Il bradisismo flegreo — dal greco bradys, lento, e seismos, movimento — accompagna quest’area da secoli. La sua traccia più celebre è incisa sulle tre colonne

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