di Laura Magna
In Italia quasi la metà delle piccole imprese non riesce ad accedere ad alcun prestito bancario bancario. Klaro propone una ricetta che potrebbe ribaltare questa situazione
È il grande paradosso dell’economia italiana: milioni di piccole e micro imprese che fanno da ossatura al Pil, fatturano, pagano tasse e contributi, assumono personale. E le banche che non riescono a finanziarle perché non hanno accesso ai dati per valutarle e perché per le regole di Basilea impongono accantonamenti prudenziali crescenti al diminuire della dimensione dell’azienda. Un cortocircuito che i numeri confermano con brutalità. Tra il 2014 e il 2025, secondo i dati della Banca d’Italia, i prestiti bancari alle piccole imprese sono calati del quaranta per cento. Settantacinque miliardi di euro evaporati in un decennio. E la tendenza più recente è ancora peggiore: tra il 2024 e il 2025, mentre il credito alle imprese più grandi è cresciuto dello 0,8%, per quelle con meno di venti addetti è diminuito di altri cinque miliardi, un calo del cinque per cento. Il sistema bancario torna a prestare, ma non a tutti.
L’asimmetria informativa e come risolverla
«Non è mai un problema di qualità delle imprese – dice al Corriere




