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La crisi dell’alluminio investe l’Europa (e mette in crisi le auto)

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Dal Golfo Persico passava il 20% dell’alluminio importato dall’Europa. Il Blocco di Hormuz e gli aumenti di prezzo stanno colpendo il settore, e la crisi si estende all’automotive.

I forti rialzi dei prezzi delle materie prime, scatenati dalla guerra in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto i Hormuz, non hanno risparmiato neanche l’alluminio, il metallo leggero di fondamentale importa per i settori automobilistico, edilizio ed elettronico.

I motivi della crisi

Analizzando i dati della produzione di alluminio si può ben comprendere la crisi in corso. Le esportazioni dal Golfo Persico, completamente ferme dai primi giorni di marzo, riguardano circa il 9% della produzione globale di alluminio.

Le fonderie Alba (Aluminium Bahrain) e Qatalum in Qatar hanno ridotto complessivamente circa 570.000 tonnellate di capacità annua. Alba ha dichiarato force majeure sulle consegne per ragioni logistiche legate al blocco dello Stretto di Hormuz, mentre Qatalum, colpita da interruzioni nella fornitura di gas, opera al 60% della capacità e il suo azionista Norsk Hydro ha dichiarato force majeure verso i propri clienti.

L’alluminio mediorientale è di fondamentale importanza per l’Europa. Con il metallo leggero russo sanzionato e quello cinese colpito da dazi anti-dumping, l’alluminio mediorientale rappresentava circa il 20% dell’alluminio primario consumato

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