
La guerra in Iran ha prodotto e sta producendo pesanti ripercussioni sui mercati energetici e, in particolare, sui prezzi di materie prime come petrolio e gas, ancora fondamentali per l’economia globale. Non a caso, le quotazioni del greggio sono da giorni nel pieno di una fase rialzista. Il Brent, l’indice di riferimento a livello internazionale (il WTI, invece, è il benchmark per il petrolio statunitense), quota intorno ai 100 dollari al barile ed è arrivato a toccare anche i 120 dollari, ma non è mai balzato verso la soglia dei 200 dollari minacciata da Teheran e prevista da alcuni analisti.
Dunque c’è da chiedersi perché il Brent non sia arrivato a raddoppiare le sue quotazioni attuali. La domanda l’abbiamo posta a una delle voci italiane più autorevoli sulle materie energetiche: Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia. “Sono stupefatto che non sia arrivato a quel livello”, ci risponde Tabarelli, ponendo l’accento su un evidente paradosso: la reazione dei mercati, in un certo senso pacata, a quella che è, a tutti gli effetti, la peggior crisi petrolifera di sempre.




