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La crisi energetica mette a rischio i microchip di Taiwan

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Quasi un quinto dell’energia che alimenta l’isola è bloccata nel Golfo Persico. La crisi energetica rischia di mettere in crisi l’immensa industria dei microchip taiwanese, con effetti a cascata.

La crisi energetica scatenata dalla guerra in Medio Oriente e dalla conseguente interruzione delle forniture energetiche sta colpendo con forza l’Asia, maggiormente esposta agli idrocarburi provenienti dal Golfo Persico rispetto a Europa e Nord America.

È proprio in Asia orientale, però, che si concentra la produzione dei semiconduttori (detti anche microchip), motore essenziale per alimentare l’intelligenza artificiale e, più in generale, tutta l’elettronica più avanzata.

Tra gli attori più importanti nella produzione di semiconduttori (e tra i più esposti alla chiusura dello Stretto di Hormuz) c’è Taiwan, dove viene fabbricata la quasi totalità dei chip più avanzati.

L’importanza di Taiwan per i semiconduttori

Per essere molto espliciti, la produzione taiwanese di microchip è semplicemente insostituibile.

Basti pensare che una sola compagnia, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), produce da sola circa il 90% dei chip più avanzati utilizzati da Nvidia, Apple e tutte le più importanti aziende tecnologiche.

Tradotto in parole povere, la quasi totalità dei semiconduttori inseriti nelle schede grafiche di Nvidia o negli iPhone di Apple vengono fabbricati

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