di Alessia Conzonato
I prezzi dei carburanti alla pompa in tutta Italia non sembrano accennare a fermarsi: questo perché, oltre alla quotazione del petrolio greggio, dipendono dai costi di raffinazione, trasporto, stoccaggio e logistica
Nonostante l’intervento del governo, che con un decreto legge d’urgenza lo scorso 19 marzo ha tagliato le accise sui carburanti di 24,4 centesimi – un intervento da circa mezzo miliardo di euro – e nonostante le quotazioni del petrolio mostrano lievi segni di flessione sui mercati finanziari, i prezzi di diesel e benzina alla pompa in tutta Italia non sembrano accennare a fermarsi. L’elaborazione dei dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) da parte dell’Unione nazionale consumatori (Unc), in data mercoledì 25 marzo 2026, riportano la benzina sopra 1,80 euro in autostrada e il gasolio che sfiora 2,10 euro.
Le quotazioni dei prodotti raffinati
Per capire le ragioni è importante fare una specifica: il Brent, che è la quotazione che più spesso viene tenuta d’occhio dai mercati (per gli aggiornamenti in tempo reale, leggi qui), è il costo del prodotto greggio, quindi la materia prima al suo stato naturale. Ma i cartelloni alla pompa prendono in considerazione le quotazioni del




