
di Martina Zambon
Con l’ondata di dissenso registrata al Sud, ora il governo potrebbe congelare la riforma
La scommessa persa dal governo sul referendum costituzionale per la riforma della giustizia rischia di essere la prima tessera di un pericoloso domino. Delle tre riforme cardine del governo Meloni, saltata la giustizia, cara a Forza Italia, il premierato, bandiera di FdI finisce, prudentemente, in un cassetto. Ma il vero altro impatto potrebbe essere sulla riforma-simbolo della Lega: l’autonomia differenziata.
E il Carroccio è pronto a salire sulle barricate, parola del capo gruppo in consiglio Riccardo Barbisan. Il 18 febbraio il presidente Alberto Stefani ha firmato a palazzo Chigi la pre intesa sulle prime quattro materie non Lep: welfare, previdenza complementare, protezione civile e, soprattutto, Sanità con 300 milioni in ballo. Perché il primo brandello d’autonomia si concretizzi, però, serve il voto del Parlamento. Ufficialmente il centrodestra di governo assicura che l’iter è già avviato e nulla cambia, ma a microfoni spenti più di qualcuno ammette: il Sud «perso» col referendum va riconquistato e la premier Meloni sa bene che se c’è un tema inviso al Mezzogiorno è proprio l’autonomia. Per non parlare di quel «binario parallelo» che ha sempre




