
di Virginia Piccolillo
L’ex sottosegretario e la società di ristorazione: «Mi sono fidato e ci ho solo rimesso. Com’è possibile? Me lo chiedo anch’io»
Andrea Delmastro Delle Vedove le sue dimissioni sono spontanee?
«Sì, sono sereno nella scelta».
Pensa di aver fatto fallire il referendum?
«Assolutamente no. Ho deciso di dimettermi perché, sin dall’inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo».
Ha aperto una società con la figlia di un prestanome della camorra. Davvero la ritiene una leggerezza?
«Sì. Non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato».
Avvocato, deputato, uomo di governo, com’è possibile che non abbia controllato?
«Me lo chiedo anch’io. Ma non ho fatto verifiche».
Come è entrato in contatto con loro?
«Andando a cena in quel locale. Si mangiava bene. Lui sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più».
Come si è passati dalle cene alla società con la figlia diciottenne?
«Si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l’idea di fare con lei questa




