
di Donatella Tiraboschi
I re dell’alta ristorazione mantengono il 60% e aprono al gruppo del lusso: «Fedeli alla nostra storia e ai nostri valori di fare impresa»
I pretendenti, come si usa dire nel caso di unioni di alto rango, non erano mancati e questo per la bellezza e la nomea della Cerea family che si era messa alla ricerca di un partner. Solido, affidabile, riconosciuto e, perché no, per affinità non ci si sarebbe stupiti se fosse appartenuto al mondo del lusso. Un socio forte, con cui continuare a crescere, ad espandersi a livello internazionale per proiettare il brand oltre Sankt Moritz e Shanghai. Era stato fatto, insistentemente, il nome del colosso francese Lvmh che avrebbe aggiunto al suo ricco portfolio della ristorazione anche il brand Da Vittorio.
Del resto un indizio c’era già, dal momento che la famiglia Arnault aveva affidato ai Cerea la gestione del caffè e del ristorante di Louis Vuitton a Milano, il primo aperto dalla maison in Italia ad aprile di un anno fa. Un locale di «lusso esperienziale». Ma non solo, perché i rumors avevano indicato, tra i possibili investitori, anche il fondo The Three Hills, che a Milano controlla




