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Quando Gino Paoli entrò in Parlamento: nelle file del Pci, anche se in realtà era un anarchico

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di Walter Veltroni

Entrò in Parlamento da indipendente, nel nome del nonno antifascista

Gino Paoli è entrato in Parlamento nel 1987. Come eletto nelle liste del Pci alla Camera dei deputati, aderì, com’era giusto, al gruppo della Sinistra Indipendente.

Gli piaceva, o forse lo interessava, quel posto, per la storia che trasudava, per la dinamica delle discussioni e delle decisioni, per la sensazione da «Deserto dei tartari» che si impadronisce delle giornate tra l’aula e il Transatlantico, sempre in attesa di qualcosa che non arriva mai.

Era un tempo in cui in Parlamento sedevano davvero persone che rappresentavano delle eccellenze. Il gruppo della Sinistra indipendente, nella decima legislatura, tra Camera e Senato accolse, eletti con il Pci, Antonio Giolitti, Vittorio Foa, Stefano Rodotà, Natalia Ginzburg, Giorgio Strehler, Antonio Cederna, Luigi Pintor, Claudio Napoleoni, Adriano Ossicini, Franca Basaglia e cito solo alcuni tra quelli che non sono più su questa terra. Gino era tra loro e seguiva — lo ricordo per aver condiviso quella esperienza della «prima legislatura» — con grande passione quel tempo in cui stava tutto cambiando, anche a sinistra.

Lui si è sempre dichiarato un «anarchico», nel senso di un portatore di pensiero

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