di federico thoman
Trattative sì, trattative no. Dopo il ping pong di ieri tra Washington e Teheran sull’esistenza (o negazione, da parte iraniana) di un canale di comunicazione tra le due parti in guerra, oggi la situazione a detta della Casa Bianca resta «fluida». Il presidente americano Trump cerca una via d’uscita per evitare l’ennesimo «Taco» e salvare faccia ed economia, mentre gli ayatollah sono disposti a sacrificare praticamente tutto pur di restare al potere, specialmente ora che hanno capito come mettere in scacco il nemico. Di certo le centinaia di morti civili non sono per loro un problema, visto che durante le recenti proteste popolari di gennaio ne hanno fatte migliaia.
Oggi il nostro viaggio ci porta anche al Pentagono, dove continua la querelle che sa tanto di tentato «bavaglio» da parte della Difesa americana verso i giornalisti. Andiamo poi più a Sud, ma sempre in America, per ricordare i 50 anni dal golpe che in Argentina instaurò la dittatura militare che torturò, uccise e fece sparire migliaia di persone. Le celebri «abuelas» (nonne) di Plaza de Mayo, a Buenos
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