
di Dafne Roat
L’analisi dei promotori del Sì: «Campagna referendaria basata sulla disinformazione, sulle bugie e sulla paura che si attentasse alla Costituzione»
Il risultato a livello nazionale è stato netto, molto meno in Trentino Alto Adige. Il No alla riforma costituzionale del ministro Nordio ha vinto sul filo di lana, ha pesato forse anche la scarsa affluenza alle urne degli altoatesini. Non sorprende. Ma il tema per Beniamino Migliucci, noto penalista e presidente della Fondazione dell’Unione Camere Penali Italiane, è tutto politico. «È un voto politico, dettato dalle ideologie», afferma poco dopo la diffusione dei risultati del referendum sulla giustizia. «Si è trascurato il merito, c’è stata una campagna referendaria basata sulla disinformazione, sulle bugie e sulla paura che si attentasse alla Costituzione, dimenticando che c’è l’articolo 111 che prevede la terzietà del giudice. Hanno detto che i giudici sarebbero stati sottoposti all’esecutivo, al contrario di quello che c’è scritto nella riforma». Poi l’affondo: «L’Associazione nazionale magistrati scendendo in politica con un suo comitato ha intaccato l’imparzialità».
«Una riforma voluta anche dal Pd»
Il professor Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale, ha cercato di convincere gli incerti, ricordando il partigiano Vassalli. Non è bastato. «Questa non




