
di Renato Benedetto
Si è mosso anche chi, nelle ultime tornate elettorali, aveva deciso di rimanere a casa. Per i sondaggisti, governo «punito» anche per le scelte in politica internazionale: «L’opposizione non si illuda, non sono elettori acquisiti»
Un po’ le bombe di Trump e Netanyahu, un po’ l’incubo del caro benzina. Anche questo — accanto, certo, a un intreccio di motivazioni politiche e di merito — ha svegliato un elettorato «dormiente». Che ha deciso soltanto negli ultimi giorni, a ridosso del voto, di andare alle urne.
Si è mosso anche chi, nelle ultime tornate, come alle Europee di due anni fa, è rimasto a casa. Chi poco o nulla si riconosce nei partiti. E invece, adesso, alle urne è andato e ha votato Sì (meno) o No, nel merito ma anche contro il governo, la posizione assunta in politica internazionale, le risposte date ai timori di una crisi economica.
È uno degli aspetti del fattore «sorpresa» di questa affluenza: una parte di elettori che a 15 giorni dal voto non veniva rilevata perché, semplicemente, non c’era. «Noi stimavamo una partecipazione del 55-56%, alla fine è stata del 58,9%, non parlerei di sorpresa. Però, sì,




