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Lo scudo di Israele «bucato» dall’Iran: perché i missili con le bombe a grappolo sono quasi impossibili da fermare

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di Davide Frattini

Lo Stato ebraico rischia di finire gli intercettori: l’esercito smentisce, ma ha chiesto aiuto agli Stati Uniti

DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV – La coppia di anziani uccisi nel loro appartamento a Ramat Gan, le casette devastate attorno al mercato di Tel Aviv, i crateri sulla tangenziale e tra i viali alberati della città. Il sistema difensivo israeliano non può fare molto contro i missili che spargono bombe a grappolo: mentre è in fase di discesa, la testata rilascia decine di ordigni più piccoli che possono cadere in un raggio fino a otto chilometri. È quello che è successo, soprattutto negli ultimi giorni, sopra la metropoli sul Mediterraneo: se non esplodono e restano nel terreno, i proiettili più piccoli diventano di fatto mine di cui nessuno conosce la presenza fino alla possibile esplosione.

Iran, la guerra in diretta

Le bombe a grappolo sono state messe al bando nel 2008 con la convenzione di Oslo, sostenuta dalle Nazioni Unite: vieta la produzione, l’uso, la vendita e l’immagazzinamento di questi armamenti. Gli Stati Uniti, Israele e l’Iran (pure la Russia e la Cina) non hanno aderito. Lanciarle è considerato un crimine di guerra, gli israeliani

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