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El-Erian: «Con la guerra in Iran siamo entrati in un’era di tassi più alti e inflazione strutturale»

di Giuliana Ferraino

L’economista: «Borse resilienti, non hanno ancora capito la gravità della situazione. La prossima mossa della Bce? È più probabile un rialzo di un taglio. Compito più complesso per la Fed»

Mohamed El-Erian, capo consigliere economico di Allianz ed ex presidente del Queens’ College di Cambridge, crede che l’impatto della guerra in Iran abbia portato l’economia globale a «un punto di rottura». Ma i mercati, sostiene, «non hanno ancora capito la gravità della situazione».

Lo Stretto di Hormuz è chiuso. Quanto dobbiamo preoccuparci, al di là dei prezzi, di una vera e propria stretta fisica sull’approvvigionamento energetico?
«Il problema non è solo la volatilità dei prezzi. Gli effetti economici di questo conflitto comportano una dispersione asimmetrica dei danni tra Paesi, imprese e famiglie. Alcune economie asiatiche stanno già razionando i consumi per far fronte a difficoltà di approvvigionamento nel breve termine. Per gli Stati Uniti, autosufficienti dal punto di vista energetico, la preoccupazione principale resta il caro-petrolio. Per altri, invece, è una questione che riguarda sia i prezzi sia le quantità fisiche disponibili. Una distinzione che rischia di limitare la produzione industriale, indipendentemente dagli stimoli fiscali o monetari».

Le banche centrali erano pronte

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