
di Viviana Mazza
L’ottimismo del presidente americano sui colloqui va preso con le pinze, nessuno sembra voler cedere
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Oltre all’evidente intenzione di calmare i mercati e far calare il prezzo del petrolio, c’è probabilmente anche in qualche misura la ricerca di una «via d’uscita» dal conflitto dietro l’annuncio improvviso di Donald Trump lunedì mattina che l’ultimatum all’Iran è rimandato di cinque giorni.
L’Iran nega che i negoziati diretti stiano avvenendo, ma conferma che, attraverso la mediazione di altri Paesi, c’è stato uno scambio di messaggi con gli americani. Probabilmente il regime non vuole vedere un miglioramento nei mercati senza un vero accordo.
Ma l’ottimismo di Trump nel descrivere i colloqui — «molto buoni e produttivi», con «grossi punti di accordo, anzi direi quasi tutti i punti d’accordo» — viene preso da tutti con le pinze. Il motivo è che al momento l’Iran non sembra pronto a cedere — e nemmeno Trump. Ci sono tentativi di de-escalation, in particolare da parte del Pakistan e dei Paesi del Golfo (questi ultimi verrebbero nuovamente colpiti nella rappresaglia iraniana) ma questo non significa necessariamente che la guerra stia finendo.
Sembra che finora i messaggi siano




