
di Mohammad Tolouei
Lo scrittore iraniano: «Ogni giorno che ci svegliamo diciamo: grazie a Dio siamo ancora vivi»
Viviamo contando i giorni. Ogni volta che ci svegliamo, diciamo: grazie a Dio siamo ancora vivi. Non è una metafora, non è una similitudine, né qualsiasi artificio retorico per suscitare emozioni in voi lettori. Sì, a quanto pare abbiamo cominciato a temere Dio, siamo diventati devoti: è un effetto della guerra. È quello che succede quando la morte ti gira intorno.
Una madre e una figlia tra i nostri conoscenti sono morte perché, al momento dell’attacco, erano uscite a comprare un panino, e la paninoteca si trovava vicino a una stazione di polizia. Il figlio dell’amico di un nostro amico è morto quando l’onda d’urto di un’esplosione nella loro via lo ha scaraventato contro un muro. A uno è caduto addosso il telaio di una finestra e adesso è in ospedale. A un altro sono entrate in casa le schegge di un missile Tomahawk che hanno distrutto i quadri di famiglia. Un amico mi ha telefonato chiedendomi di portare un serramentista a cambiare le finestre di casa sua, perché non è in Iran e non può tornare per




