Vicenda conclusa?
In altre parole, Deutsche Umwelthilfe chiedeva di stabilire precisi quantitativi di CO2, nella convinzione che i costruttori “possano consumare solo una quantità specifica” di anidride carbonica al fine di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
A sostegno della sua tesi, l’associazione ha invocato una storica sentenza emessa nel 2021 dalla Corte costituzionale federale: i giudici avevano richiesto al legislatore di fissare obiettivi concreti di riduzione delle emissioni anche dopo il 2030 per evitare “le enormi restrizioni” a danno delle future generazioni derivanti dal mancato raggiungimento dei target climatici dell’Accordo di Parigi.
Tuttavia, già l’anno successivo la stessa corte costituzionale stabilì che i vari Land tedeschi non erano tenuti per legge a istituire vincoli sulle emissioni, poiché tale responsabilità spettava al governo federale.
Mentre il caso originario riguardava un obbligo in capo allo Stato, quello all’esame della BGH verteva su singole aziende e sulla possibilità che potessero essere ritenute legalmente responsabili delle proprie emissioni. In pratica, la domanda era sempre la stessa: le aziende possono o no essere obbligate, in sede civile, ad attuare specifiche misure climatiche anche al di fuori delle normative governative?
La corte ha risposto negativamente, statuendo non solo che le singole aziende non devono




