
di Irene Soave
L’Iran blocca lo sbocco del Golfo sull’oceano, gli Houthi creano problemi sul Mar Rosso
La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran ha reso evidente al pubblico più ampio l’importanza strategica di alcune vie d’acqua attraverso le quali si svolge, tra l’altro, grande parte del commercio internazionale, incluso di carburanti. Si stima che viaggi su navi container il 70 per cento del commercio globale (se misurato in valore; l’80 per cento se misurato in volume).
Lo stretto di Hormuz
Il punto più nevralgico in questo momento è lo stretto di Hormuz, che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran e mette in comunicazione il golfo di Oman (a Sud-Est) con il golfo Persico (a Ovest). Largo 39 km, lungo 60; i fondali molto bassi (profondità massima 220 metri) ne riducono ulteriormente la superficie navigabile.
Di qui passano 20 milioni di barili di petrolio al giorno: è il 20 per cento del traffico di petrolio globale.
L’Iran lo tiene bloccato dal 28 febbraio con mine, barchini militari e droni. Con ripercussioni allarmanti sull’economia e sulla finanza globali. Donald Trump ha lanciato un ultimatum, che scadrà nella notte italiana tra lunedì e martedì:




