
Gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, hanno intensificato in modo significativo le operazioni militari nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di ristabilire la sicurezza della navigazione in uno dei corridoi energetici più cruciali al mondo. Aerei da attacco a bassa quota ed elicotteri Apache sono stati dispiegati per colpire le unità navali iraniane e neutralizzare i droni impiegati da Teheran, secondo quanto riferito da fonti militari statunitensi.
L’operazione rientra in una strategia a più livelli elaborata dal Pentagono per ridurre progressivamente le minacce rappresentate da mine navali, imbarcazioni armate e missili da crociera iraniani, che dall’inizio di marzo hanno di fatto paralizzato il traffico marittimo nella regione. Solo una volta ridimensionato il rischio, Washington potrebbe valutare l’invio di navi da guerra attraverso lo stretto e, in una fase successiva, l’avvio di missioni di scorta per i convogli commerciali.
La strategia del Pentagono per il corridoio energetico
Il ripristino della piena operatività dello stretto non sarà immediato. Come scrive il Wall Steet Journal, gli analisti stimano che serviranno settimane per smantellare la rete di infrastrutture militari iraniane che sostengono le operazioni di interdizione. Un passaggio cruciale, considerando che attraverso Hormuz transita circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio.
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