
di Lorenzo Cremonesi
Al-Sudani: «Unirci a un’azione per riaprire lo stretto di Hormuz? No, privilegiamo la diplomazia»
BAGDAD – Preoccupato dalle conseguenze di un conflitto che non controlla, ma che rischiano di devastare il suo Paese, e angosciato dal blocco dell’export petrolifero: il premier iracheno Mohammed Shia al-Sudani ci ha ricevuto ieri nel suo ufficio.
Come giudica l’attacco israelo-americano contro l’Iran?
«Tra le cause principali c’è la questione israelo-palestinese, che destabilizza l’intera regione. Con regolarità ogni pochi anni Israele provoca guerre, tragedie e morti, si mette al di sopra delle leggi internazionali. L’Iran da molto tempo ormai si pone come difensore della causa palestinese e ciò ha condotto sia alla guerra del giugno 2025 che a quest’ultima. Purtroppo gli Stati Uniti si sono lasciati trascinare in un nuovo attacco, ma ancora non è chiaro con quale obiettivo: oscillano tra il cambio di regime, la distruzione del materiale atomico e dei missili, oppure la sconfitta degli alleati dell’Iran. Resta il problema che siamo tutti coinvolti».
Iran, le ultime notizie in diretta
Donald Trump minaccia di distruggere il sistema energetico iraniano se Teheran non smette gli attacchi nel Golfo e non apre Hormuz…
«È una pericolosa spirale di violenza.




