
di Guido Olimpio
Per mettere in crisi i network dell’energia e gli impianti elettrici da entrambe le parti non servono attacchi massicci
Trump minaccia, gli ayatollah rispondono alzando la posta. Il ciclo bellico, tra bluff e bombe vere, continua su questo sentiero aprendo ogni giorno nuovi possibili fronti. Ora è la volta di quello energetico, toccato solo in parte nella prima fase.
Sorpreso dal blocco di Hormuz — così dicono, eppure era stato paventato — il presidente è pronto a ordinare la distruzione della centrale elettrica che alimenta Teheran, coinvolgendo così milioni di abitanti, attività quotidiane e sedi governative. La condizione per evitarlo è la riapertura totale dello Stretto alla navigazione.
Gli iraniani replicano su due piani: sono pronti a prendere di mire installazioni analoghe nel Golfo e in Israele; Hormuz — affermano — è chiuso solo ai nemici. Non c’è dubbio che i contendenti, se davvero vogliono portare la sfida fino in fondo, sono in grado di farlo. Potenziali bersagli
In Iran ci sono centinaia di siti «elettrici» con alcuni snodi più importanti segnalati dagli esperti. Oltre quello di Damavand, nei pressi della capitale, contano i centri di Qaviz per il nord ovest, quindi




