
di Mattia Aimola
La presidente dell’associazione Maurice Lgbt: «Era una situazione carica di tensione: il documento spesso è diverso dall’aspetto e quella discrepanza pesa»
«L’anno scorso sono andata al seggio, mi sono fermata fuori e ho aspettato che non ci fosse nessuno per evitare sguardi indiscreti su di me. In altre occasioni mi sono camuffata. Questa volta invece mi sono sentita meglio». Sofia Darino, 37 anni, attivista trans e presidente dell’associazione Maurice Lgbt, racconta così il cambiamento piccolo ma significativo, vissuto davanti alle urne. A Torino, in occasione del referendum sulla giustizia, per la prima volta i seggi non sono più divisi tra uomini e donne: le file seguono l’ordine alfabetico. Una modifica organizzativa che, per molte persone transgender, significa ridurre ansia, esposizione e disagio.
Sofia, cosa voleva dire per lei andare a votare prima di questo cambiamento?
«Era una situazione carica di tensione. Molti di noi non ci andavano se non si sentivano pronti ad affrontare questo tipo di disagio. Anche quando ci vai, un minimo di ansia ce l’hai sempre: il documento spesso è diverso dall’aspetto e quella discrepanza pesa».
Cosa succedeva concretamente?
«C’erano le code divise e capitava che qualcuno ti dicesse di andare




