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Roberto Calderoli: «Che sfuriate mi faceva Bossi. Ora risolviamo per lui la questione del Nord»

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di Cesare Zapperi

Il ministro e amico del Senatur: «È stato un uomo che mi ha regalato un sogno»

«Sono andato a rendere omaggio a un uomo che mi ha regalato un sogno». Roberto Calderoli è appena tornato a casa a Bergamo da Gemonio. Per il ministro, Umberto Bossi era uno di famiglia, prima che un leader politico. È stato al suo fianco dalla fine degli anni Ottanta, condividendo tutte le scelte politiche e spesso agendo da punta avanzata con uscite provocatorie o sopra le righe.

Come ha conosciuto il Senatur?
«A casa di mia sorella Lella che aveva sposato Giacomo Bianchi, uno dei primi consiglieri provinciali della Lega a Varese. Ma io ne avevo già sentito parlare da mio zio Innocente e mio fratello Guido, tra i pionieri della Lega lombarda a Bergamo. Di sicuro io avevo in testa tutto tranne che fare politica».

Galeotta la sorella, insomma.
«E pensi che il marito per seguirla a Bergamo si dimise dal Consiglio provinciale e fece subentrare una certa Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), per il primo e unico incarico istituzionale mai ricoperto».

Cosa la colpì di Bossi?
«Il carisma, una qualità che non si inventa. Non l’ho

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