
GLI OCCHI DEGLI ALTRI. Nelle sale
Ha molto fascino l’idea di Andrea De Sica di ricostruire con Gli occhi degli altri la (fasulla) spensieratezza degli Anni Sessanta attraverso una storia liberamente ispirata alla triste vicenda dei marchesi Camillo e Anna Casati Stampa, altolocata coppia dell’Italia bigotta del Boom economico, della borghesia al galoppo, della Democrazia cristiana e del comune senso del pudore. Lui nel 1970 uccise lei e il suo giovane amante con una fucilata e si suicidò. «Questo è un film che guarda al passato per parlare del presente». De Sica cambia nomi e ambientazione. Aggiunge, toglie, modifica, anche parecchio, per ritrovare un riflesso di attualità in quello che molti considerano uno sciagurato modello di femminicidio. Entrano in gioco la prevaricazione maschile e la sottomissione della donna. Temi delicati che il quarantaquattrenne De Sica – figlio del musicista Manuel e nipote di Vittorio De Sica, quattro premi Oscar – affronta con quattro obiettivi: 1) raccontare – sono parole del regista – «una tragedia che si consuma sotto il sole di un’isola, le stagioni di una relazione che si trasforma in un incubo, l’occasione per esplorare il confine tra amore e violenza»; 2) descrivere un’epoca fervente e codina, con molte ombre;




