
di Silvia Madiotto
Il primo cittadino di Padova negli anni ’90 non risparmia critiche al Senatur: «Era un personaggio forte, ma proponeva cose negative»
Flavio Zanonato, fra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, era il sindaco che nel Veneto leghista vinceva le elezioni nella «rossa» Padova.
La Lega tributa lunghi omaggi a Bossi. Ma vista da sinistra, che figura è stata, quella del Senatùr?
«Posso dire come l’ho vista io: sicuramente una persona con grande forza, grande carattere, capace di intuire i sentimenti del Nord Italia. Ma complessivamente ha proposto cose negative, non positive. Ha creato un partito prima contro i meridionali, poi contro gli immigrati, contro Roma Ladrona. Non mi sono mai sembrati buoni messaggi per il Paese».
Dall’epopea celtica alle camicie verdi, e poi il dito alzato, la bandiera italiana buttata a terra, i fischi all’Inno di Mameli. Che Lega era quella contro cui lottava lei?
«”Mettilo nel cesso il tricolore”, dicevano. Mentre a me, sin da quando sono bambino, hanno trasmesso i forti ideali dell’Italia unita».
In qualche modo però c’era una frustrazione reale, interpretata dalla Lega bossiana. Che cosa aveva intercettato?
«Un atteggiamento contro i meridionali esisteva in parte




