
di Simona Lorenzetti, inviata a Novara
L’esponente di governo a Novara per la campana referendaria. Evita i cronisti sul tema caldo del ristorante romano di cui era socio e dei presunti rapporti con il prestanome del clan di Michele Senese
NOVARA – Si avvicina dalle retrovie e si siede al tavolo dei relatori. Quando arriva il suo turno per spiegare e sostenere le ragioni del Sì al referendum sulla giustizia, si mostra istrionico: sbeffeggia la sinistra — Pd in testa — accusandola di «avvelenare i pozzi», di avere «un atteggiamento apocalittico» e di aver trasformato «il referendum in una guerra civile».
Infine si allontana in tutta fretta scortato, stringendo giusto un paio di mani. Ed evitando giornalisti, domande scomode ed eventuali contestazioni.
Il messaggio del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro è chiaro: dell’affaire Bisteccheria d’Italia, il ristorante in via Tuscolana a Roma di cui è stato socio per un certo periodo e che sembrerebbe legato a doppio filo con il clan di Michele Senese, non si parla. Non qui, a Novara. Non oggi, alla vigilia di un referendum dal sapore politico.
Dall’opposizione arrivano richieste di chiarimenti, di spiegazioni. Ma per ora lui appare impermeabile.
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