L’Armata Usa stringe sugli ayatollah
(Francesco Battistini, inviato a Dubai) Spegnete le vostre app. Mentre scocca l’ora delle decisioni irrevocabili, mentre il Commander in Chaos (copyright The Guardian) Donald Trump medita se lanciare o no l’attacco di terra e occupare la strategica isoletta di Kharg che controlla il 95% del petrolio iraniano, mentre i servizi di mezzo mondo si scambiano info criptate e codici militari, ecco che un ingenuo marinaio francese imbarcato sulla portaerei «Charles De Gaulle» rallenta i piani.
Il soldatino faceva sport sul ponte, qualche mattina fa. E a un giornalista è bastato seguirne l’app del jogging scaricata sul cellulare, per geolocalizzare via satellite la navigazione. Dopo l’altra portaerei costretta a rientrare per una faccenda di wc intasati, la «Gerald Ford» rimpiazzata con la «George Bush», è il secondo e inglorioso incidente della Grande Flotta sulla rotta del Golfo. I generali sono furiosi. E l’ordine ora è tassativo: cancella l’app, il nemico ti ascolta.
Prima per cielo, ora per mare, domani (forse) per terra. La lista della spesa per la nuova fase di «Epic Fury» — o «furia cieca», come la definisce The Economist — è bell’e pronta. Per riaprire lo Stretto di Hormuz servono subito altri 2.500 marines, scrive il



