I ravioli raccontano una storia antica, dal Riccardiano 1071 alle cucine contemporanee, tra etimologie complesse e ricette celebri e una giornata dedicata, il 20 marzo. Oggi, questa pasta ripiena è presente sul mercato con circa 1 milione di pezzi venduti. A Milano e in altre regioni italiane, chef e ristoranti reinterpretano ravioli e gyoza seguendo stagionalità, ingredienti selezionati e tecniche artigianali, dal ripieno classico alla sperimentazione più creativa.

Sono circa 1 milione i ravioli venduti ogni anno Ravioli: la storia
L’origine dei ravioli, secondo Casa Artusi, resta incerta e affonda le radici in epoche molto antiche. Il termine compare già nel manoscritto medievale Riccardiano 1071 (1338-1339) nella forma raviuolo. Diverse le ipotesi etimologiche: dal genovese raviêu (“punto a smerlo”), legato ai bordi della pasta; da raviggiuolo, formaggio fresco che richiama il ripieno; oppure da termini come rovigliolo o rabilole, allusivi a un miscuglio di ingredienti. C’è anche una teoria veneta che rimanda a rafiòl, diminutivo di raffio (“uncino”).

L’origine dei ravioli è antichissima
Una delle interpretazioni più accreditate collega invece il termine all’involucro, con un percorso che dal latino revolvere porta a ravoglio, poi a raviolus e infine alle forme normanne e italiane. In origine,




