
di Marco Galluzzo
Negli altri Paesi europei spesso i magistrati dell’accusa dipendono dalla politica: l’Italia, con la vittoria del Sì, diventerebbe la terza via dove l’autonomia dei magistrati non viene formalmente toccata
ROMA – Se il dibattito sul referendum dovesse di colpo prosciugarsi, eliminare accuse incrociate e polemiche, abbassare i toni, per imboccare un sentiero fatto solo di dati, numeri e confronti europei, la riforma delle carriere del governo Meloni potrebbe essere letta sotto una luce diversa. Quanti sono i Paesi europei dove vige la separazione delle carriere? Sono almeno 22 su 27, tre hanno un sistema ibrido, solo due, Italia e Grecia hanno un sistema simile e un percorso professionale in cui le carriere sono più unite che divise.
L’Italia potrebbe dunque essere definita un’anomalia, almeno se ci si ferma alla netta distinzione fra le carriere dei giudici e quelle dei pubblici ministeri, ma un altro dato salta all’occhio se si osservano gli ordinamenti giudiziari dell’Unione europea, oltre che della Gran Bretagna, anche se Londra è uscita dalla Ue. Nella maggior parte dei sistemi dei nostri alleati, dove le carriere sono nettamente separate, esiste quella che invece per noi rappresenta un’anomalia, anche costituzionale: i magistrati dell’accusa




