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Il cervello creativo e curioso «lavora» meglio con l’intelligenza artificiale

di Elena Meli

L’intelligenza ibrida, risultato della cooperazione fra quella umana e artificiale, funziona meglio se si ha una mente aperta ed elastica, ma anche se si è capaci di senso critico

Il dialogo fra uomo e intelligenza artificiale può essere proficuo, soprattutto se la mente umana è curiosa, creativa e capace di senso critico: le ultime ricerche sul rapporto fra uomo e macchina sottolineano quali sono le capacità più utili per interagire con l’IA e indicano che il sapere tecnico è meno indispensabile rispetto a a una mente aperta.

Caratteristiche mentali

Lo sottolineano i ricercatori Mnesys, il più grande programma italiano ed europeo di ricerca in neuroscienze, commentando gli studi più nuovi sul tema in occasione della Settimana del Cervello 2026, quest’anno dedicata proprio alle diverse intelligenze umane e al loro rapporto con il mondo digitale. Come spiega Antonio Uccelli, coordinatore scientifico di Mnesys e docente di neurologia all’Università di Genova, «Nell’era dell’intelligenza artificiale l’intelligenza ibrida, risultato dell’interazione fra quella umana e artificiale, segna un passo in avanti epocale destinato a potenziare le capacità del cervello umano. Ma lo sviluppo di questo cambiamento dipende anche da caratteristiche della personalità che possono incidere sul rapporto con l’IA, come

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