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Quando Bossi fece il «ribaltone» che favorì l’Ulivo e fece cadere il governo nel 1994. E disse: mai con i fascisti

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di Walter Veltroni

Le radici popolari e la visione del movimento centrato sul federalismo

«Mai con i fascisti», la famosa frase di Umberto Bossi, segna in qualche modo l’origine della Lega Nord. Quando quel movimento nacque, riunendo vari soggetti dell’autonomismo, Bossi gli impresse un carattere di forza popolare legata al malessere crescente che stava accompagnando il tramonto della prima Repubblica e dei suoi partiti. La sua esperienza di militante della sinistra pesava nella concezione del partito politico come strumento ben radicato nella società. 

Quando nacque, la Lega sembrò essere un movimento di protesta che rivendicava, ad un tempo, un nuovo federalismo e una profonda riforma della politica. Lo faceva con un linguaggio diretto e semplificato, talvolta ripugnante come fu l’esposizione del cappio nell’aula di Montecitorio durante il tempo di Tangentopoli.

Bossi sosteneva la doppia identità del suo movimento che da un lato cavalcava, quasi da «sinistra», l’ingiustizia sociale vissuta dai cittadini e dai ceti sociali più poveri del Nord dando la prospettiva di un federalismo, fino a imbracciare la linea della secessione e, al tempo stesso edificava, a partire dalla discesa in campo di Berlusconi, quella alleanza che porterà alla vittoria della destra nel 1994.

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